La maggior parte dei pipistrelli sfrutta un meccanismo di ecolocalizzazione. Grazie alla produzione di suoni ad alta frequenza, e all'analisi degli echi riflessi, questi animali notturni individuano ostacoli e prede molto meglio rispetto a quanto farebbero con il solo uso della vista. Questo tipo di pipistrello ha caratteristiche anatomiche, neurologiche e comportamentali che permettono di
emettere e ricevere suoni di alta frequenza. Tre dalle ossa del cranio hanno subito modifiche. Il primo è lo stiloiale, osso lungo e sottile che collega la base del cranio con una serie di piccole ossa che insieme formano l'apparato ioideo, il quale sostiene i muscoli della gola e dell'apparato fonatorio. Nella maggior parte dei pipistrelli capaci di ecolocalizzazione, l'estremità superiore dello stiloiale si allarga, come la pala di una pagaia, migliorando l'ancoraggio dell'apparato ioideo al cranio. Le altre due ossa che rivelano la capacità di ecolocalizzazione si trovano nell'orecchio. I mammiferi percepiscono i suoni mediante una catena di piccole ossa, gli ossicini dell'udito, che trasmettono il suono dal timpano all'orecchio interno, pieno di liquido. Il primo ossicino della catena è il martello. Poi il suono passa nel'orecchio interno, per la coclea, che contiene celllule specializzate nella percezione dei suoni. A confronto con gli altri mammiferi, i pipistrelli capaci di ecolocalizzazione hanno una coclea più grande rispetto alle altre strutture del cranio, che permette di percepire meglio i suoni ad alta frequenza, e di distinguere meglio le frequenze di questi suoni.
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